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SISTEMI DI ACCUMULO DI ENERGIA ELETTRICA NEL FOTOVOLTAICO RESIDENZIALE

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La tecnologia dei sistemi di accumolo elettrochimico è oggi ancora in fase sperimentale e al momento mancano azioni concrete a favore della loro diffusione.La loro adozione, però è considerata tra le strategie chiave per ottenere una maggiore efficienza nella trasmissione e distribuzione dell'energia, tesa a una generazione diffusa sempre più incentrata sull'autoconsumo

I sistemi di accumulo rappresentano a oggi una delle tematiche più dibattute nell’ambito dello sviluppo delle fonti rinnovabili nel nostro Paese e all’estero.

Nel particolare, stanno suscitando molta attenzione negli ultimi mesi i sistemi di accumulo da abbinare al fotovoltaico residenziale, considerati da molti come una delle strade più convincenti per promuovere lo sviluppo del fotovoltaico in assenza di incentivi, nonché per favorire il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, per rispondere agli standard sempre più performanti riportati nella normativa nazionale e nelle Direttive Comunitarie di riferimento. Al riguardo, il 17 settembre ultimo scorso ANIE Energia ha organizzato, a Roma, un incontro sui sistemi di accumulo di energia elettrica nel residenziale, allo scopo di presentare e discutere i possibili vantaggi dovuti all’istallazione di tali sistemi abbinati a impianti fotovoltaici residenziali, considerando anche le ricadute sull’utente finale, nonché gli effetti conseguenti sul sistema-Paese e sulla rete elettrica nazionale.
Sebbene la tecnologia dei sistemi di accumulo elettrochimico sia valutata oggi ancora in fase sperimentale e, soprattutto, ancora poco esplorata a causa della mancanza di azioni concrete a favore della loro diffusione, la loro adozione è attualmente considerata tra le strategie chiave per ottenere una maggiore efficienza nella trasmissione e distribuzione dell’energia, tesa a una generazione diffusa sempre più incentrata sull’autoconsumo. Alla luce di ciò, ANIE Energia, che fa parte della Federazione ANIE, cioè la Federazione di Confindustria che rappresenta le imprese elettrotecniche ed elettroniche e promuove lo sviluppo delle tematiche normative, legislative e tecniche del settore energetico, ha presentato un studio secondo il quale una maggiore diffusione dei sistemi di accumulo per impianti a energie rinnovabili connessi alla rete elettrica in Italia, che ha la finalità di trattenere l’energia in eccesso generata durante il giorno, permettendo di utilizzarla durante la notte, incrementa l’autoconsumo dell’energia fotovoltaica dal 30% al 70%, determinando così un notevole risparmio per i proprietari degli impianti, oltreché sostanziali benefici per il sistema elettrico, calcolati da ANIE Energia in oltre 500 milioni di euro annui. 

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Lo scopo primario dello studio “Residential Electrical Storage Systems”, realizzato in collaborazione con la società Bip (Business Integration Partner), è stato quello di valutare quali siano i maggiori impatti per il sistema e per l’utente nel caso di diffusione dei sistemi di accumulo residenziale, principalmente abbinati al fotovoltaico, calcolando dettagliatamente i benefici di sistema, sulla base di uno scenario di penetrazione dei sistemi di accumulo del 20% (ovvero 5 milioni di impianti fotovoltaici a fronte dei 25 milioni di famiglie italiane). Secondo quanto emerge dai risultati ottenuti, il risparmio maggiore deriverebbe dalla riduzione dell’energia tagliata a causa di overgeneration (eccesso di generazione sulla domanda), quantificata in 234,4 milioni di euro, subito seguito dai 147,1 milioni risparmiati dalla riduzione di capacità termoelettrica derivante dal livellamento del picco di domanda serale di energia. Si aggira intorno a 72,8 milioni, invece, il taglio dei costi derivanti dall’investment deferral sulla rete di distribuzione, dovuta alla riduzione della potenza richiesta, senza contare poi il risparmio generato dalla riduzione delle perdite di rete (quantificato in 17,4 milioni) e dalla diminuzione delle emissioni di CO2 (43,1 milioni). In aggiunta ai benefici per il sistema elettrico, ciò comporterebbe inoltre una serie di benefici indiretti a livello di sistema-Paese. Per questo durante l’incontro, ANIE Energia, sottolineando come al momento in Italia non vi sia una regolamentazione certa sui sistemi di accumulo, ha sollecitato le autorità competenti a introdurre rapidi provvedimenti, in modo che proprio il settore fotovoltaico italiano, attualmente in grandi difficoltà dopo la chiusura del quinto Conto Energia, possa tornare a crescere. Tutto ciò allo scopo di garantire un supporto legislativo e regolatorio ai sistemi di accumulo in modo da abilitare la creazione di una filiera italiana degli stessi, che comporterebbe intuibili e importanti ricadute anche in ambito industriale e occupazionale.

Inoltre, la diffusione dei sistemi di accumulo residenziali favorirebbe senza dubbio la crescita della mobilità elettrica, con vantaggi in termini di efficienza, e permetterebbe nelle abitazioni l’utilizzo di una potenza superiore a quella fornita dal contatore, senza sottoporsi a modifiche contrattuali o a oneri aggiuntivi. In definitiva, per l’istallazione di un sistema di accumulo a un impianto fotovoltaico sono stati stimanti benefici per l’utente finale tra i 150 € (nel caso di impianto incentivato – Quinto Conto Energia) e i 170 €/anno (nel caso di impianto non incentivato, a fronte di una bolletta di 880 €/annui). Il beneficio per l’utente deriva da un incremento dell’autoconsumo che determina una riduzione della bolletta più che proporzionale alla riduzione del ricavo ottenibile dalla vendita dell’energia. Inoltre, l’utenza presenterebbe un nuovo profilo di interazione con la rete, caratterizzato da minor energia elettrica prodotta da fonte fotovoltaica immessa e, conseguentemente, maggior indipendenza dalla rete.

Tre giorni dopo la conferenza stampa di ANIE Energia, il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) ha pubblicato un comunicato che sembra andare in direzione opposta a quanto auspicato dalla stessa ANIE. Difatti, il GSE scrive una nota in cui vieta, seppur provvisoriamente, in attesa che arrivino le regole sulla connessione alla rete delle batterie, l’installazione di sistemi di storage su impianti a rinnovabili che hanno già avuto accesso agli incentivi, pena la perdita del diritto all’incentivo. Tale divieto sembra sia dovuto al timore di trovarsi di fronte ai cosiddetti fenomeni di double-counting, cioè quando qualcuno riceve due volte l’incentivo su parte dell’energia elettrica prodotta. Al riguardo, Gerardo Montanino, direttore del GSE, ha voluto sottolineare in un’intervista l’urgenza di avere le regole da parte dell’AEEG (Autorità per l’energia elettrica e il gas), specialmente per quanto riguarda i sistemi di misura, evidenziando il rischio che potesse essere immessa in rete energia prelevata dalla rete dall’accumulatore e che questa venisse scambiata per energia prodotta dall’impianto. Se non si verificheranno particolari impedimenti, tali regole pare possano arrivare a ottobre o a novembre.

In ogni caso, la nota del GSE ha suscitato, prevedibilmente, una serie di considerazioni nel mondo delle rinnovabili. Tra queste, il Gruppo d’Acquisto Accumulatori per Fotovoltaico, nato recentemente, ha esplicitamente espresso il proprio disappunto, evidenziando quanto sia fuori luogo che in Italia si pensi di bloccare una tecnologia come quella degli accumulatori per il fotovoltaico, che ormai si sta diffondendo in tutto il mondo, in particolar modo in Germania, proprio perché è un efficace elemento base per una politica di risparmio energetico. Per di più l’Italia, grazie agli investimenti di Terna ed Enel, è attualmente tra i Paesi più avanzati al riguardo: la California, e subito dopo Italia e Germania, sono infatti i front runners del mercato, seguite da Gran Bretagna, Giappone e Francia. Inoltre, ANIE Energia si è nuovamente espressa al riguardo tramite Nicola Cosciani, Presidente del Gruppo Sistemi di Accumulo di ANIE Energia, che ha sottolineato nuovamente l’urgenza di norme e regole al riguardo, già chiaramente emersa durante la conferenza stampa del 17 settembre. Cosciani ha infatti ribadito la necessità di “una rapida e positiva conclusione del processo di istruttoria tecnica, volta ad accogliere nelle vigenti norme CEI 0-16 e 0-21 le disposizioni idonee ad abilitare l’integrazione dei sistemi di accumulo elettrochimico negli schemi di impianto ammissibili per la connessione delle fonti rinnovabili, incentivate e non, alla rete elettrica”. In aggiunta, Cosciani considera la nota del GSE come un evidente segnale di un forte interesse da parte degli operatori di mercato a installare i sistemi di accumulo.

Concludendo, tornando ai risultati ottenuti dallo studio sopramenzionato, il quadro che emerge dall’analisi dei dati e delle stime effettuate da Bip dimostra che i sistemi di accumulo residenziali permettono la prosecuzione degli investimenti sul fotovoltaico anche dopo la chiusura del Quinto Conto Energia, determinano, inoltre, evidenti benefici per il sistema elettrico, aumentando la quota di generazione di energia da fonte rinnovabile. Dalle valutazioni effettuate emerge, in particolare, un beneficio complessivo per l’investitore di circa 270 €/anno (una quota dei 100 € di benefici di sistema e 170 € per risparmio in bolletta), che dovrà ripagare il costo sostenuto per il sistema di accumulo. Infine, la diffusione massiva dei sistemi di accumulo richiede necessariamente una riduzione dei costi, prevista per i prossimi anni in circa il 40-50%, ottenibile grazie alle economie di scala. Difatti, visti i notevoli miglioramenti delle performance ottenuti recentemente con le batterie base litio e base sodio rispetto alle batterie al piombo, la principale sfida a oggi è proprio la riduzione dei costi per renderequesti modelli più competitivi.

Nel breve periodo è necessario identificare degli strumenti di sostegno temporanei, così da poter avviare il mercato dei sistemi di accumulo per il residenziale e permettere il raggiungimento delle necessarie efficienze. Al riguardo, pare che il mondo politico non sia attualmente troppo consapevole dei risvolti sinteticamente sopradescritti. Serve, però, velocità d’azione e consapevolezza che a volte eccessi di prudenza possono soffocare sul nascere lo sviluppo di nuove tecnologie. Ci potremmo trovare, quindi, di fronte a un cambiamento strutturale che permetterebbe di poter aumentare i consumi residenziali istallando 5 o 6 KW, in modo da poter utilizzare in modo sostenibile l’energia elettrica anche per i sistemi di riscaldamento come le pompe di calore, riducendo, conseguentemente, i consumi di gas. In altre parole, visto che il costo per istallare un kW di picco in più di fotovoltaico è trascurabile, si potrebbe prevedere un prezzo dell’energia elettrica nel residenziale indipendente dai consumi effettuati, un po’ come accade ora con le flat per le connessioni internet o per le formule “all you can eat” adottate dai ristoranti.

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