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Report. Eurelectric, Politecnico e GSE a confronto

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Il confronto tra diversi spunti di ricerca sul futuro di rinnovabili e reti

In vista della fine del 2013 sono diversi i soggetti associazionistici, gli enti e gli istituti di ricerca che hanno diffuso studi o rapporti in merito allo sviluppo delle rinnovabili e delle tecnologie di filiera.

Un’analisi comparata su tre dei documenti più recenti è utile per definire meglio lo scenario verso il nuovo anno. 

Secondo il rapporto “Power distribution in Europe” dell’associazione Eurelectric, gli investimenti per la distribuzione elettrica comunitaria nei prossimi anni (fino al 2020) saranno guidati dall’ammodernamento delle reti, dalla spinta dello smart metering e dall’implementazione della crescente capacità rinnovabile europea, a partire dal solare, raggiungendo la quota di 400 miliardi di euro.

La porzione riguardante il mercato italiano è stata stimata invece dal Politecnico di Milano su commissione di Anie energia. Lo studio “Sviluppo delle smart grids: opportunità per le aziende del settore”, presentato lo scorso 4 dicembre, parla di un potenziale investimento pari a 10 miliardi di euro sullo stesso orizzonte temporale, il 2020. Tale previsione di mercato, però, è dipesa, secondo gli analisti, dalla realizzazione di un quadro normativo, regolatorio e strategico sufficientemente favorevole.

A tal riguardo, infine, è stato un terzo recente rapporto a fare il punto della situazione nel nostro Paese. Stando al documento “Regolazione regionale della generazione elettrica da fonti rinnovabili” elaborato dal GSE, al 30/06/2013 sono 81 le amministrazioni pubbliche tra Regioni e Province che esercitano le funzioni amministrative del procedimento unico per il rilascio della autorizzazione per impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili; 68 quelle che si occupano di VIA.

Inoltre, prosegue il rapporto, sono state individuate zone non idonee per il fotovoltaico e l’eolico in circa due terzi delle Regioni italiane, mentre sono 7 le Regioni che le hanno definite per gli impianti a biomassa e 6 per gli impianti a biogas, 5 i casi di zone non idonee per l’idroelettrico e 2 per il geotermico. In 4 Regioni a Statuto ordinario non sono state definite le zone non idonee per nessun tipo di impianto (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania) e in 2 Regioni sono state individuate per tutti i tipi di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (Molise e Umbria).

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